domenica 23 marzo 2025

MAURITIUS

UNA SETTIMANA A MAURITIUS 

Agosto 2022


Partiamo da Malpensa verso Mauritius, con stop a Dubai
Il nostro albergo è piccolo ma molto carino, nella zona di Trou aux Biches. L'avevamo scelto con attenzione perché detestiamo gli hotel grandi. 
Noleggiamo un'auto in una botteguccia di 2mq il cui gestore ci riceve sdraiato su un divanetto coi piedi appoggiati allo stipite della porta… ci sarà da fidarsi? E si, ci si può fidare perché il tipo si rivela molto sveglio, chiaro e puntuale nella consegna. 1500 rupie = 30€ al giorno per 5 giorni di noleggio.
Si guida a sinistra e, ovviamente, dopo un inizio in cui facciamo partire sempre il tergicristallo invece delle frecce, prendiamo la mano e puntiamo a Nord.

Prima esplorazione 

Decidiamo di muoverci di buon'ora perché abbiamo un percorso preciso da seguire: vogliamo muoverci descrivendo un anello in senso orario toccando Gran BaieCap Malhereux poi all'interno verso Sud per raggiungere il Château de Labourdonnais e a seguire il Giardino Botanico di Pamplemousses per finire con Port Louis tornando verso Nord al nostro hotel e chiudendo così gli spostamenti odierni.


La prima tappa è Gran Baie, sarà il cielo grigio ma non ci attira...
Proseguiamo verso Cap Malhereux (Capo Sfortunato o Capo Infelice)con la sua chiesina dal tetto rosso  (e intanto il cielo diventa blu, gioia!). 
La motivazione del nome esiste, eccome. Anzi ce ne sono addirittura due. 
La prima è che Cap Malheureux, posto all’estremità nord, è stato luogo nei secoli passati di una lunga sequenza di naufragi, causati dalle onde, dalle tempeste e dai cicloni che spesso colpiscono queste isole con grande violenza nella stagione estiva (il nostro inverno). 
La seconda è storica. Dopo i Portoghesi e gli Olandesi, a cui si deve la scomparsa del Dodo, l’innocuo grande pollo che trovarono talmente buono da causarne l’estinzione per scopi alimentari, nel 1715 sull’isola arrivarono i Francesi. Questi decisero di rimanervi stabilmente, tanto che la chiamarono Ile de France, e grazie al governatore Bertrand Francois Mahé de Labourdonnais, vi impiantarono i primi zuccherifici ed una rete stradale. Alla fine del settecento l’isola era un fiorente centro di coltivazione e lavorazione della canna da zucchero, grazie anche a circa 70.000 schiavi africani, ma anche rifugio di pirati e corsari attivi soprattutto contro i commerci britannici. 
Durante le guerre napoleoniche gli inglesi decisero di porre fine a molte colonie francesi nel mondo. La conquista dell’isola poteva chiaramente portare a diversi obiettivi: una nuova conquista territoriale per l’Impero, grandi ed avviate piantagioni e la fine delle scorrerie piratesche. I britannici attaccarono quindi i Francesi nel sud dell’isola, ma vennero incredibilmente sconfitti. Alcuni mesi dopo ci riprovarono a nord, dove le difese erano minime: a Cap Malheureux, conquistando l’isola che prenderà il nome di Mauritius. Il Capo Sventurato sarebbe quindi quello della sconfitta e dell’invasione.

Chiesa di Notre Dame Ausiliatrice a Cap Malhereux



Spiaggia di Cap Malhereux


Proseguiamo la nostra esplorazione verso il Château de Labourdonnais e passiamo vicino ad un tempio indù, Sri Draubadi Ammen Temple, coloratissimo, da cui proviene una musica forte e ritmata. Ovviamente ci fermiamo a curiosare: si sta celebrando un matrimonio. Sono tutti elegantissimi e le donne splendide (c'è da dire che ho una passione per i sari)

Sri Draubadi Ammen Temple

               




Il Châteaux De Labourdonnais, è una casa colonica splendida. Il proprietario, Christian Wiehe,  arrivato al massimo del suo stato sociale, decise di costruire una casa che lo rappresentasse, cosi tra il 1856 e il 1859 ne seguì meticolosamente la costruzione, ricercando i migliori materiali e migliori artigiani sia nazionali che internazionali e creando questa dimora veramente curata in ogni particolare. Oggi, dopo una ristrutturazione, si presenta con le sale in perfetto ordine, i parquet lucidissimi e gli arredi originali in perfetto stato. Il porticato è uno spettacolo, come la ringhiera che lo circonda. La casa è ovviamente immersa in un giardino con piante centenarie. Certo che vivere in epoca coloniale in un posto così era una vera figata! Adesso si può pranzare nel loro ristorante, in cui la cucina è curata dallo Chef  Fabio de Poli, coltivano canna da zucchero, producono rum e vendono cose stupende alla loro boutique (ma ovviamente sono molto care).

Viale di ingresso al Châteaux De Labourdonnais

Châteaux De Labourdonnais

Veranda al pian terreno

Sala da pranzo

Sala da pranzo


Balaustra che circonda le verande 


Studio



Tappa successiva è il Giardino Botanico di Pamplemousses.
Questa oasi verde nasce nella prima metà del Settecento e all'epoca consiste in un appezzamento coltivato a frutta e verdura che serve Mon Plaisir, ovvero la residenza del governatore Bertrand-François Mahé de La Bourdonnais, e rifornisce le navi in rotta verso le Indie. Ma è grazie a Pierre Poivre, intendente dell'isola dal 1767, che il giardino inizia a prendere la sua forma attuale e viene arricchito di specie, sia autoctone che provenienti da altri paesi. Impressionanti sono in particolare le Victoria amazonica (ninfee giganti originare dell'America meridionale): le foglie possono raggiungere i tre metri di diametro e i fiori sbocciano bianchi per poi assumere una colorazione rosa, ma si possono anche trovare circa un'ottantina di specie di palme.





                                Victoria amazonica

                     Victoria amazonica foglia giovane





Non potevamo ovviamente mancare la capitale Port Louis, trafficata (pure troppo!) in cui troviamo una quantità di lavori stradali che rendono difficile muoversi anche a piedi. Qui visitiamo 
l’Aapravasi Ghat Word Heritage, luogo in cui, dopo l’abolizione della schiavitù nel 1834 arrivaronosoprattutto dall’India, uomini e donne come ‘lavoratori vincolati’ con viaggio a/r pagato (ma solo se arrivavano al compimento del soggiorno obbligato di 5 anni). Sarebbero stati impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero e la paga, per lo stesso tipo lavoro, valeva 5 rupie al mese per gli uomini e 4 per le donne. 
In questo luogo si fermavano 2 giorni per venire registrati, ricevere i documenti e per essere visitati e vaccinati prima di andare a destinazione nelle piantagioni.
Il 70% dell’attuale popolazione mauriziana discende da questi ‘quasi schiavi’.


Registro degli arrivi

Port Louis




Verso Sud - La Maison Eureka e Le Morne

Altro gioiellino imperdibile, è la Maison Eureka, una casa coloniale del 1830, meno sfarzosa del Châteaux De Labourdonnais, tenuta meno bene, ma molto d’impatto. Si trova in una zona selvaggia, sotto una montagna di tutto rispetto, il Monte Ory, e con un sentiero scivoloso che ho affrontato con le infradito (del resto le avevo anche nella giungla di Tikal😂) e scende nella foresta portando a due cascate del fiume Moka, una delle quali veramente bella.
Mr Carr, un aristocratico inglese, scelse questa location perché vicina alla residenza del governatore generale a Le Réduit. Costruita quasi completamente con ebano e mogano (legname locale), è particolare per le sue 109 porte e finestre (non le ho contate tutte, mi son fidata di quello che hanno detto) che permettevano una ventilazione incredibile.


Maison Eureka




Cascate sul fiume Moka


Vegetazione attorno alla casa

Sparse sui tavoli c'erano anche tantissime foto, non protette e piuttosto polverose, (ma - mi chiedo - non è un peccato lasciarle lì, così a disposizione di tutti, col rischio che si possano rovinare?) che ritraevano momenti di vita dei padroni di casa. Mi sarei fermata ore a guardare, ma il tempo passava e la nostra meta successiva ci stava aspettando.



Lasciamo la Maison Eureka e procediamo verso Sud arrivando ai piedi di quella montagna “fiera” che è Le Morne, a respirare la libertà. 
Siamo fortunati, una giornata da sballo, sì, perché al sud non sempre è bello, anzi spesso piove, soprattutto durante il loro inverno (che è questo).
Le Morne è luogo splendido dal punto di vista naturalistico con una storia toccante.
E'un roccione basaltico alto 556m, imponente sulle spiagge bianchissime che ci sono ai suoi piedi. La zona è selvaggia se si esclude un pezzo di costa (che è alla fine della strada e quindi non si vede, per fortuna) in cui sono stati costruiti i vari Beachcomber, Sheraton ecc ecc.
Le Morne è un simbolo per i Mauriziani perché in passato, nelle sue caverne, ha offerto riparo a molti schiavi fuggiti dalle piantagioni e non solo. In quest’isola, infatti, si fermavano le navi cariche di schiavi da vendere e chi riusciva a fuggire si rifugiava qui e diventava un “Maroon slave”, uno schiavo che tornava alla vita selvaggia pur di essere libero. 
Si narra che, quando fu abolita la schiavitù, alcuni soldati inglesi furono mandati qui per avvisare i fuggitivi che erano liberi, ma molti di loro, per paura ed incredulità, si buttarono dalla cima preferendo morire piuttosto che andare incontro alle pene previste per i fuggitivi. Per questo è diventato simbolo di libertà e di resistenza all’oppressione. 
E il mare lí sotto è uno spettacolo di trasparenze e diverse tonalità di azzurro.




Le Morne

Facciamo un bagno bellissimo e poi cerchiamo disperatamente la strada per raggiungere le Terre dei 7 colori, dune di sabbia la cui peculiarità è quella di presentarsi con sette diverse colorazioni derivanti dalla presenza di ferro e alluminio nel terreno (rosso, marrone, viola, verde, blu, porpora e giallo). Ma la strada principale è chiusa, cerchiamo alternative che ci permettano di raggiungerle, ma i cartelli ci informano che non abbiamo chance, la strada fattibile è solo una e ci costringerebbe a fare una deviazione troppo lunga, non ci stiamo nei tempi, dobbiamo abbandonare l’idea. Mi spiace da matti…

Rientriamo a casa, senza passare da Pt Louis, ma arriviamo comunque che è già quasi buio, con un tramonto da sballo!



Ci sono montagne molto belle a Mauritius, hanno forme riconoscibili e, a parte Le Morne, due mi hanno colpito. La prima, Pieter Both Mountain, per quel buffo masso in bilico sulla punta. Da lontano sembra che qualcuno ti stia controllando dall'alto! La seconda, il Piton de la Petite Rivière Noire, è la più alta dell'isola. Da certi punti, sembra un Cervino più piccolo, verde.
 
Pieter Both la seconda montagna di Mauritius

Piton de la Petite Rivière Noire, prima vetta di Mauritius






Considerazioni

Posto che siamo venuti in agosto, che non è propriamente la stagione migliore (bisognerebbe tornarci tra ottobre e novembre, così ci hanno suggerito i locali), posso dire che col tempo siamo stati fortunati. Il sole è caldissimo, ma non dà mai noia perché le nuvole vanno e vengono e spesso interrompono brevemente l’insolazione.
Mai fidarsi delle previsioni perché cambiano in un nano-secondo, quindi mai essere affranti se ci si sveglia con la pioggia perché nel giro di poco se ne potrebbe andare. 
La sera fa fresco e dormire con il piumino leggero è un godimento che nelle nostre estati, a volte, si rimpiange.
Non ci sono meduse e si nuota tranquilli senza necessità di un amico che faccia da vedetta. 
La temperatura dell’acqua è giusta, né fredda da farti rabbrividire, né calda da non darti sollievo se vuoi rinfrescarti
I mauriziani sono gentili e socievoli. Chiacchierano volentieri e anche quando vogliono venderti qualcosa non sono mai insistenti.
La cucina è intrigante, un mix di sapori che si giustifica nel melting pot che è la sua popolazione con le abitudini alimentari di ognuno importate qui e piacevolmente mescolate.
Il rum è ottimo.
I tramonti sono da sballo e la sera non c’è nulla da fare se non chiacchierare e guardare il cielo dell’emisfero sud tra le foglie di palma. 
Ho ancora un sacco di cose da fare e da vedere qui quindi, DEVO tornare.




martedì 23 luglio 2024

CALIFORNIA ON THE ROAD

Da Los Angeles a San Francisco e NYC

Agosto 2019


E dopo circa 14 ore di volo da Rarotonga, eccoci di nuovo nella civiltà! 


Prima tappa negli States: LA. Un bagno di folla a Venice Beach dove, o sei palestrato abbronzatissimo e strafico, preferibilmente con un surf sottobraccio, o fuori di testa e un po’ fatto, o sei un turista; o sei bionda con gambe di 2 metri vestita da jogging, o hai i capelli di tutti i colori (va molto la chioma arcobaleno) o sei una turista; o sfrecci su roller, skate, monopattini a motore di tutti i colori e biciclette, o sei una turista, quindi facile riconoscere la popolazione locale! Comunque, posto divertente Venice, giusto per 2 giorni, una parte dei quali passata tra i canali, dove sembra di essere in un altro mondo, tranquillo, con ville splendide (di cui non saprei neanche ipotizzare il valore), fiori, giardini gioiello, una piccola libreria a disposizione di tutti su una piattaforma sotto gli alberi e canoe o natanti-flamingo per muoversi lungo i canali. Certo, un posto un po’ finto, voluto da Abbott Kinney nel 1905 (un imprenditore edile) su modello di Venezia, ma comunque molto carino e con il suo fascino. Diciamo che avrei anche adocchiato una casetta che mi sarebbe piaciuta














Libri a disposizione




Abbot Kinney

Ocean Front Walk


Capelli multicolor!

Muscle beach

Muscle beach

Proteine a Muscle Beach!

Murales

La sera girando per cercare un ristorante, incrociamo una folla di ciclisti con ruote illuminate da lucine intermittenti che sfilano per la via con musica a palla e vigili che fermano il traffico per far passare tutti, trasmettono una gran gioia e mi ritrovo col sorriso sulle labbra mentre li guardo sfilare.


Il nostro viaggio verso San Francisco riprende, la prossima tappa sarà Monterey. Le 5 ore e mezza di macchina, a bordo di un SUVvone americano comodo e neanche troppo aggressivo, trascorrono tra paesaggi inizialmente verdi che diventano quasi desertici nelle Lost Hills (un nome, una certezza), colline gialle dalle forme morbide, per diventare pianeggianti, con pezzi di copertoni ai lati della strada (mai visti così tanti da noi, è una cosa che già mi aveva colpito la prima volta che venni qui negli anni ‘80) e con piccole trombe d’aria che sollevano polveroni che si vedono in lontananza.
“Ma che forza e coraggio avranno avuto ai tempi della conquista del West per farsi tutta la strada a bordo di carri senza neanche l’aria condizionata?” Penso, mentre boccheggio alla pompa di benzina in the middle of nowhere... 



Lost Hills

Lost Hills - treno



Coltivazioni di viti

Poi passiamo nelle zone delle coltivazioni di viti, con un sacco di cantine per la degustazione (peccato che debba guidare!) e finalmente alberi e vegetazione ricca e profumata e mare. Siamo arrivati a Monterey.


Monterey

Monterey ingresso al Fisherman's Wharf

Fisherman's Wharf

Esploriamo la penisola di Monterey percorrendo la costa di Pacific Grove che è spettacolare: sole sfolgorante, aria frizzantina, oceano spumeggiante e distese di quella che è comunemente chiamata pianta di ghiaccio (Drosanthemum floribundum) voluta da Hayes Perkins, che rimpiazzò le ortiche con questa pianta (importata dal Sud Africa), a formare quello che oggi è chiamato il “magic carpet”,  che in primavera dev’essere uno spettacolo... (mi toccherà tornarci!)
Per non parlare delle case che si susseguono, tutte con grandi vetrate, senza tende, verso l’oceano. Anche qui ne avrei adocchiata una, neanche tanto grande, con sala biblioteca con poltrone rivolte all’oceano e terrazza fronte mare..

Pacific Grove - Spiaggia

Pacific Grove

Pacific Grove

Pacific Grove e magic carpet

E poi c'è la 17 Mile Drive
Negli anni ‘80 non si pagava per percorrerla, ora invece sì (10.50 $) e il percorso si fa a 15-20 miglia/ora che in qualche punto sono pure troppe per poter gustare il paesaggio; percorriamo la Scenic Drive, dove di scenic non c’è solo il paesaggio ma anche le ville e che ville! Tutte esagerate... tutto troppo qui a Carmel, tanto che ho faticato ad individuare qualcosa che mi andasse bene... It was a hard job! Devo dire che ho fatto un’indigestione di case ricche, dopo le abitazioni semplici delle Cook... 

Ingresso alla 17 Mile Drive




Percorrere la 17 mile drive da Monterey a Carmel, vuol dire fermarsi in continuazione per gustarsi i vari punti panoramici.
Il Lone Cypress è su quella roccia da oltre 250 anni tanto che Pebble Beach lo ha utilizzato come proprio logo

The Lone Cypress

Il campo da golf Pebble Beach Golf Links è spesso citato come il campo da golf pubblico numero 1 in America (sarà anche pubblico, ma il costo del green fee da pagare per poter giocare qui, supera i 600$).  Mi dicono che è molto difficile giocare qui (e io mi fido perché non so come si gioca): se il colpo alla pallina è troppo forte o se è orientato troppo a sinistra o a destra, la pallina farà un tuffo nell'Oceano Pacifico e i venti costieri soffiano spesso a folate e quindi potrebbero essere alleati o nemici e comunque la vista sull'oceano è uno spettacolo, e io mi limito a gustarmela senza pensare alla difficoltà e ai costi per giocare qui.

Buca 18 nel campo da golf di Pebble Beach

Bird Rock

Arrivati alla Bird Rock, veniamo investiti dal fragore delle voci di una moltitudine di cormorani e gabbiani che si fermano qui (ricoprendo lo scoglio delle loro deiezioni...), assieme alle lontre di mare. La puzza è veramente fastidiosa e l'aria dall'oceano  non riesce a disperderla, quindi stop rapido! 

Fermarsi qui a respirare l'oceano

Carmel è alla fine della 17 mile drive e  girando per le stradine di questa cittadina-gioiello (che ha avuto come sindaco anche Clint Eastwood, nel 1986), famosa per le vie ordinate e i negozi chic e le casette in stile fiabesco, troviamo una mostra di biciclette,  ce ne sono di ogni tipo, anche con il sidecar o con il reggi-surf e una esposizione di macchine antiche, splendidamente lucide fuori e dentro











Lasciamo questo luogo un po' finto ma comunque piacevole e risaliamo fino a San Francisco. Da qui voleremo a New York però, prima di lasciare la California, visitiamo Alcatraz



L'isolamento e la presenza di correnti gelide nelle acque della Baia di San Francisco resero l'isola un carcere a prova di fuga e la prigione più solida di tutta l'America. Qui venivano incarcerati i detenuti che erano considerati problematici nelle altre prigioni, e quindi questa era l'ultima spiaggia... 


Spogliatoio all'ingresso della prigione

Docce, aperte per poter controllare

Cucine


Corridoio 




Le celle della prigione misuravano 2,7 x 1,5metri; mancavano di qualsiasi privacy, avevano un lavandino e un water appoggiato al muro di fondo.

Il blocco D ospitava i peggiori criminali e cinque celle di quest'area erano denominate "The Hole"  (il buco) dove i detenuti più turbolenti e poco inclini ad accettare le regole, erano inviati per determinati periodi: subivano un trattamento brutale che includeva anche buio completo durante la giornata e dieta povera.


Cella di isolamento The Hole

Nella storia di Alcatraz ci furono dei tentativi di fuga, quello più violento avvenne tra il 2 e il 4 maggio 1946, ma fallì e portò alla cosiddetta "battaglia di Alcatraz", in cui, oltre alle guardie e ai prigionieri uccisi, persero la vita 17 altre guardie e un prigioniero rimase ferito. I fuggitivi sopravvissuti vennero processati e condannati a morte, un altro, che era giovane (aveva solo 19 anni), ottenne un secondo ergastolo.


Un'altra fuga passò alla storia, quella del 1962 su cui è stato prodotto il film "Fuga da Alcatraz" (bellissimo film del 1979 di Don Siegel con Clint Eastwood, girato proprio qui), questa volta riuscirono a scappare perché il piano era stato ben congegnato. Il rapporto ufficiale della fuga concluse che i prigionieri erano annegati nelle fredde acque della baia tentando di raggiungere la terraferma, dato che si pensava fosse  improbabile che i tre fossero riusciti a nuotare per 2 km nel mare che separano l'isola dal continente resistendo alle forti correnti dell'oceano che tra l'altro, aveva una temperatura di 10-15 gradi. Ma la verità non la conosce nessuno.

Finta testa di uno dei fuggitivi

San Francisco da Alcatraz

Lasciamo Alcatraz percorrendo il tratto di mare con la nebbiolina che inizia ad alzarsi attorno al Golden Gate e ovviamente non posso non pensare a quanto vicina fosse la libertà per chi era rinchiuso in quel carcere: un supplizio nel supplizio...



La nostra risalita lungo la costa californiana finisce qui, ora avremo l'aereo che ci porterà a New York e da lì rientro a casa. Ma vuoi andare a New York e non fermarti almeno un giorno?  


Ricordo la prima volta che ero venuta a New York, da ragazza (nella notte dei tempi!). Eravamo arrivati in città usando la metropolitana che la collegava all'aeroporto. All'uscita dalla stazione sotterranea, ci siamo trovati avvolti, quasi inghiottiti dai grattacieli, il cielo azzurro compariva in piccoli riquadri negli spazi liberi tra gli ultimi piani delle torri e noi ci siamo guardati in faccia e siamo scoppiati a ridere, perché così tanti e così alti, tutti insieme, non li avevamo mai visti. 
Ora non mi fanno più così impressione, mi piace questa città che "non dorme mai", mi piacciano i suoi grattacieli (ho una passione per il Chrysler e la sua cuspide di acciaio inossidabile cromato con le finestre triangolari che la notte si illuminano) e ho una passione per il Ponte di Brooklyn, che ovviamente abbiamo percorso in macchina. 




Mi spiace sempre quando i viaggi finiscono e anche questa volta è così. Quella sensazione un po' di tristezza perché ho finito di fare nuove esperienze, di scoprire nuovi paesaggi, di conoscere nuovi popoli o di rivivere storie già vissute, mi lascia sempre un po' così, con poca voglia di parlare e molta di pensare a quanto ho conosciuto o riscoperto. E' un modo per rivivere le emozioni del viaggio e anche questa volta mi succede.

Tutto negli States è enorme, dalle altezze dei grattacieli, alle distanze,  alle strade, alle macchine, alle porzioni nei ristoranti 😂 (sicuro dovrò mettermi a dieta al rientro a casa!). Non posso certo dire di conoscere gli Stati Uniti, dopo questo breve passaggio, è servito giusto a rinfrescare i ricordi e a invogliarmi a ritornare per conoscere altro. E' facile viaggiare qui e si può organizzare tutto in autonomia. Unica cosa che ci hanno suggerito all'autonoleggio di Los Angeles, non prendere una macchina troppo piccola (come avevamo fatto noi, essendo solo in due) ma orientarsi su qualcosa di più grande perché in strada sono tutte macchina alte e noi saremmo stati troppo bassi e con visibilità limitata, quindi Suv, tra l'altro tutti con cambio automatico, quindi guidarli è una passeggiata!











Spagna del nord: Asturie e Cantabria Agosto 2024 E' la prima volta che voliamo con Volotea da Orio  ad Asturias (l' aeroporto di  Ov...