Spagna del nord: Asturie e Cantabria
Agosto 2024
E' la prima volta che voliamo con Volotea da Orio ad Asturias (l' aeroporto di Oviedo) e la compagnia aerea si dimostra affidabile e puntuale negli orari. Quando arriviamo ci accoglie un cielo grigio e basso, sembra novembre, ma la temperatura è buona e non fa caldo. Recuperiamola macchina e raggiungiamo l'hotel che, per comodità abbiamo prenotato vicino all'aeroporto. Poi subito a cena in un bellissimo ristorante con vista sul Rio Nalòn a mangiare Zamburinas, piccole capesante molto gustose di cui sono golosissima (so già che diventerà il mio cibo preferito per tutta la vacanza).

Panorama dal ristorante

Zamburinas

L'indomani la nostra prima tappa è Santillana del Mar che raggiungiamo in autostrada e che, come dicono qui, "No es santa, ni es llana, ni tiene mar" (non è santa, nè è piana e non è sul mare) però è un gioiellino medioevale sul Cammino di Santiago. Tra l’altro in posizione strategica per visitare i dintorni. Così abbiamo deciso di fermarci qui due notti, giusto quello che serve per gustarsi la cittadina svuotata dalla gente che viene a visitarla in giornata e invade le stradine acciottolate.
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| Casas del Aguila y la Parra |
Dopo un primo giro della cittadina, decidiamo di muoverci in macchina e di riprendere le visite quando la gente se ne sarà andata.
Puntiamo a Suances con la Playa de la Concha, il Faro punta del Torco, El Mirador de Suso e la Torre de San Telmo. Quest’ultima è la parte più bella, selvaggia, verde, con prati che arrivano alla scogliera che si butta in mare su cui brucano cavalli o mucche in libertà. Sembra più Irlanda che Spagna (anche per il tempo!). La salita alla torre di San Telmo, diroccata ma fiera, sulla cima della collina non è semplice, il sentiero è sconnesso e un po’ sdrucciolevole, ma la vista da lassù ci ripaga.
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| Torre di San Telmo |
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| Salendo alla Torre di San Telmo |
Ci sono un sacco di fiori in questa regione, soprattutto ortensie. Dei cuscini colorati inframmezzati da gruppi di Agapantus viola. L’insieme, fatto di colline morbide ricoperte da vegetazione ricca con tanti verdi diversi che si rincorrono e fiori nelle vicinanze di qualunque casa, è estremamente riposante e appagante. Mi piace questa parte della Spagna e poi è fresco e non ci sono zanzare (che a Milano mi avevano molto infastidito...) unica cosa, dovrebbe uscire un po’ più di sole, il cielo grigio “sturm und drang” non mi fa impazzire.
La sera, dopo cena, nella Cattedrale sentiamo un gruppo ghanese che canta gospel, fortunati noi!
L'ultimo giorno a Santillana lo dedichiano a visitare Santander che è una città, grande, vivace e trafficata. Tappa obbligata è il Centro Botin, di Renzo Piano (un’astronave sospesa su piloni) in cui ci sono mostre permanenti e temporanee. Tra tutti mi stupisce e interessa l’artista indiana Shilpa Gupta.
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| Centro Botin |
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| Opera di Shilpa Gupta |
Il nostro giro delle località marinare, parte da Capo Mayor con relativo faro, uno bellissimo sperone che si protende nel mare e prosegue toccando tutte le spiagge che incontriamo sulla strada che percorriamo andando verso ovest per ritornare al nostro hotel a Santillana del mar: Playa La Maruca, Virgin del Mar con isola collegata da ponte alla terra, Playa de San Juan de la Canal, Playa de Covachos, Playa de la Arnia, Playa de Lliencres con rocce parallele affioranti dal mare a creare una barriera naturale alle onde violente, un posto splendido e Playa Cerrias da cui, salendo per un sentiero pieno di eriche, si vedono tutte le spiagge precedenti al di là delle rocce scoscese e del mare violento.
All’interno del Parco Naturale de las dunas de Liencres troviamo l'ultima spiaggia (per oggi) Valdearenas, ma non ci fermiamo, c'è tantissima gente e onde fortissime.
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| Capo Mayor |
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| Virgin del Mar con isola |
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| Playa de Covachos |
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| Arrivando a Playa de Liencres |
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| Eriche lungo il sentiero |
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| Playa de Liencres |
Playa de Cerrias
Dopo questa scorpacciata di spiagge, dobbiamo lasciare Santillana del Mar per trasferirci a Ribadesella.
Durante il percorso, abbiamo due tappe imprescindibili:
Comillas per visitare El Capricho di Gaudi e Colombres, per scoprire qualcosa di più circa la comunità di Los Indianos.
Los Indianos è il modo, un po’ dispregiativo, con cui la gente delle Asturie chiamava gli emigrati che erano tornati dalle Americhe dopo aver fatto fortuna.
I motivi per cui, tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec, emigrarono in Brasile, Argentina, Messico, Cuba, Colombia e Uruguay (le Indie) erano soprattutto la mancanza di lavoro e il desiderio di scappare dalla guerra. Molti rimasero nelle Americhe, ma un 30% degli emigrati tornò in patria.
Il loro ritorno fu sempre accompagnato dalla costruzione di nuove case, imponenti, che avevano la funzione di “stupire” i concittadini, dimostrando quanta ricchezza era stata accumulata oltremare. Erano spesso dei colori che avevano visto nei paesi in cui erano emigrati, vivaci e unici in quel periodo. Gli stili erano i più vari: elementi coloniali come portici e verande, però anche balaustre di stile art nouveau o art déco. L’importante era stupire. Spesso queste case avevano enormi giardini con specie autoctone che convivevano con altre importate, come le palme.
Comunque queste famiglie non si limitarono a costruire case per sé stessi, ma spesso furono anche fondatori di scuole, ospedali e biblioteche per la popolazione della propria cittadina.
Sono tantissime le case de los Indianos sparse nel territorio delle Asturie, molte riconvertite in hotel in cui si può soggiornare utilizzando il sito
Tra le tante viste a bordo strada, ce n’è stata una visitabile, La Quinta de Guadelupe, fatta costruire da Indigo Noriega Lazo che fece fortuna in Messico e che ha mantenuto lo stile originario. Oggi è il Museo de la Emigration. Qui, oltre a vedere una casa in perfetto stato, ci sono documenti, fotografie, filmati che raccontano storie di emigrati e come questi avevano fatto fortuna.
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| Quinta de Guadelupe |
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| Interno |
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| Interno |
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| Interno |
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| Veranda |
| Partivano così |
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| Prezzi per i passaggi verso il Sud America |
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| Casa de Los Indianos ora Casino di Llanes |
Amo Gaudì, lo trovo un genio che ha saputo plasmare la materia regalandoci forme morbide e inusuali nell'architettura e a Comillas non mi sono persa El Capricho, costruzione progettata da Gaudì per Maximo Díaz de Quijano, un avvocato che aveva fatto fortuna a Cuba.
Al rientro in patria, Máximo, come tutti “los indianos”, volle una casa che potesse stupire i suoi concittadini. Gaudí progettò questa villa, tutto sommato piccola, in cui le attività a cui erano destinate le stanze, seguissero il cammino del sole, così la stanza da letto é orientata ad est, con terrazza da cui godere del primo sole della giornata e la stanza dove si fumava o beveva dopo cena, è orientata ad Ovest. Tutte le altre stanze ruotavano attorno ad una serra centrale che serviva per distribuire calore alla casa.
L’esterno della casa ha mattonelle con girasoli e non è certo un caso!
| Serra centrale attorno a cui si aprono le stanze della casa |
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| Particolare del tetto |
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| Mattonelle a girasole |
Sempre a Comillas, vicino al Capricho, c'è un altro palazzo che si puo visitare e che contiene molti mobili disegnati da Gaudi:il palazzo Sobrellano commissionato da Antonio Lopez Y Lopez primo marchese di Comillas e terminato nel 1888 dall’architetto Juan Martorell
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| Interno |
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| Interno |
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| Cappella Panteon |
Un mattino lo dedichiamo a raggiungere Covadonga, situata tra le montagne dei Picos de Europa. Si tratta di uno dei luoghi più celebri dell'epopea spagnola, perché fra questi boschi si combatté una delle prime battaglie della "Reconquista" la lunga serie di guerre, durata ben 770 anni, con l'intento di espellere i Mori dalla Penisola Iberica.
Una leggenda narra che Pelayo, re delle Asturie, fosse salito a Covadonga e si fosse addentrato fra rocce e boschi per battere i nemici. Inseguendo un soldato arabo fin dentro una grotta, vi trovò un eremita che lo pregò di non uccidere il nemico per amore della Vergine venerata in quella grotta.
La vittoria che ne seguì nel 722 fu attribuita alla Vergine e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio.
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| Santuario di Covadonga |
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| Santa grotta di Covadonga |
Scendendo ci fermiamo a Cangas de Onís per mangiare qualcosa, con vista sul ponte romano sul Rio Sella
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| Ponte romano |
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| Ermita de la Santa Cruz |
La Ermita de la Santa Cruz, nonostante sia piccina, ha una storia importante.
La cappella attuale è una ricostruzione moderna del 1951, realizzata sul terreno dove sorgeva l'edificio originario (distrutto durante la guerra civile spagnola) fatto costruire dal re Favila (27-X-737) per ospitare la croce di legno che Pelayo (re delle asturie) innalzò nella battaglia di Covadonga e che in seguito divenne la Croce della Vittoria. Si ritiene inoltre che sia la prima chiesa cristiana costruita nelle Asturie dopo la Reconquista.
La cripta della chiesa custodisce un tesoro inaspettato: un dolmen con 3000 anni di storia, perfettamente preservato oltre a incisioni e dipinti rupestri di quell'epoca.
Purtroppo gli orari di visita non coincidevano con il nostro programma.
Altra tappa nel nostro percorso è Oviedo ma, prima di raggiungerla ci fermiamo alla scogliera de Los Bufones de Pria. Sono fenomeni naturali causati dall'effetto dell'erosione del mare e delle piogge sulla roccia calcarea che originano fessure e camini che collegano il mare con la terra. Il colpo delle onde contro le scogliere provoca l'espulsione dell'aria compressa nelle gallerie, producendo un suono un po' sinistro a dire il vero, e nei giorni di forte mareggiata l'aria e l'acqua fuoriescono all'esterno ad alta pressione con getti d'acqua che raggiungono grandi altezze. Quando siamo passati noi, il mare era abbastanza calmo e quindi niente getti d'acqua ma solo cupi brontolii
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| Scogliera de Los Bufones |
Oviedo è una bella città con il centro medioevale e alcuni edifici preromanici (dichiarati Patrimonio Umanità Unesco) che abbiamo visitato: Santa Maria del Naranco e San Miguel de Lillo situati sulla collina del Naranco.
Santa Maria del Naranco nasce nel 848 come residenza estiva del re Ramiro I. Attorno vi fu costruita una cappella palatina (San Miguel de Lillo), un Belvedere e diversi edifici, scuderie e canili per cani da caccia. Solo successivamente fu trasformato in chiesa
San Miguel de Lillo si pensa sia stata la cappella della residenza reale, ma l'instabilità del terreno, unita all'audacia del suo progetto (l'edificio è più alto che lungo) e ai carichi eccessivi, portarono al crollo di due terzi della sua struttura nel XII secolo. L'interno è molto particolare con bassorilievi e affreschi ma non ho potuto fare fotografie anche senza usare il flash, perché vietato dalla guida (severissima... )
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| Santa Maria del Naranco |
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| Altare di Santa Maria del Naranco interno |
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| San Miguel de Lillo |
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| San Miguel de Lillo |
La prossima meta è Playa das Catedrais, ma prima di raggiungere l'hotel dove soggiorneremo, ci fermiamo a Cudillero. Ci si arriva solo a piedi, dopo aver fatto una coda esagerata per parcheggiare, il paesino è molto carino, sembra un po' Portofino: protetto in fondo alla baia, accesso pedonale, piazzetta, stradine che salgono sulle colline retrostanti... certo Portofino è meglio, ma anche questo ha un suo fascino
Raggiungiamo Ribadeo cittadina che si trova su uno dei tipici fiordi della Galizia, ma il nostro hotel è un po' fuori, a Barreiros. Il paesino è fatto veramente di nulla: casette monofamiliari e fiori ed è estremamente rilassante e poi ha una vista pazzesca sull'Oceano. L'albergo, super semplice, non a caso si chiama Balcòn de San Bartolo, perché si trova su uno sperone roccioso a picco sull'oceano e su una spiaggia infinita. C'è una passeggiata che percorre la scogliera, e verso il tramonto la foschia rende il paesaggio molto pittoresco.
Il paesino è talmente piccolo che fatichiamo a trovare un posto dove cenare, (visto che l'hotel non ha ristorante), così finiamo in una “festa del polpo“ dove servono dei tentacoli che più che di polpo sembrano di piovra dei fondali oceanici... scelgo di cibarmi di pomodori!
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| Vista dall'hotel |
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| Spiaggia sotto l'hotel |
La mattina la foschia se n'è andata e ha lasciato lo spazio a una giornata di quelle sfavillanti, in cui i colori sono accesi e brillanti. La meta è la Playa das Catedrais.
Beh, i panorami di questa parte della costa Galiziana sono incredibili!
Ci siamo mossi presto, ed è stata la nostra fortuna perché per entrare alla Playa das Catedrais ci vuole un pass e non ce n’erano più a disposizione fino al 24 agosto... Ma, arrivando presto, ancora non ci sono i controlli e quindi siamo potuti scendere a fare qualche foto senza fermarci a lungo (anche perché un po’ ci sentivamo in difetto). La marea si stava abbassando, l’oceano era tiepido e trasparente, la gente ancora non era arrivata e la luce era splendida. Giornata fortunata.
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| Playa das Catedrais |
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| La coda per l'accesso |
Proseguiamo sulla strada costiera e arriviamo a due spiagge separate da un promontorio As Illas (a sinistra del promontorio) e Is Castros a destra. Le due spiagge sono bellissime, soprattutto quella di As Illas, con scogli grandi e piccoli e mare limpido
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| Discesa alle spiagge As Illas e Is Castros |
E qui, sul promontorio c’è una villa stupenda, con una vista da togliere il fiato, grandi vetrate che danno sul giardino e guardano il mare; mi fermo a curiosare e penso a che tramonti spettacolo si possano godere da lì. Comunque poi cerco di individuarla sul web e di capire se è in affitto, e in effetti la trovo. Mi segno gli estremi, dovessi mai tornarci con tutta la famiglia e nipotami!
Anche il giorno seguente torniamo a gustarci questi panorami, il meteo questa volta non ci assiste, cosi però abbiamo un'altra visione di come può essere la costa anche con le nubi basse e il cielo grigio: ha sempre un certo fascino, il mare è più arrabbiato e la schiuma delle onde crea un forte contrasto con e le rocce scure. Scopro particolari che ieri mi erano sfuggiti: distese di eriche che ricoprono le rocce e addirittura tentano di uscire dalle grate che ricoprono la passerella che stiamo percorrendo e una casina azzurra che spicca nel paesaggio nebbioso
Considerazioni
Alla fine del viaggio, che avevo iniziato pensando che non sarebbe stato così emozionante, mi sono detta: "E se qualcuno mi chiedesse - Perché fare questo viaggio?- cosa risponderei?"
Beh, è una Spagna diversa dal solito, è verdissima, così verde che ricorda un po' l'Irlanda con distese di eriche che arrivano al mare, con spiagge infinite e tutto sommato poco affollate, con maree importanti che regalano paesaggi in continua evoluzione, scogliere e parchi naturali (dove, volendo, si trovano anche tantissimi percorsi di trekking); i panorami sono indimenticabili e unici; in estate non fa mai caldo, c'è sempre aria fresca e il sole qui, è più brillante che altrove; l'oceano ha una temperatura accettabile e si possono fare bagni, e poi ci sono un'infinità di cittadine e paesini in cui camminare tranquillamente, monumenti antichi e costruzioni moderne, storie che fanno viaggiare nel tempo, arte... Insomma, come sono solita dire quando sono soddisfatta, "Vale il viaggio".
Il nostro viaggio è durato 10 giorni con tappe a:
- Santiago del Monte: fermata tecnica vicino all'aeroporto visto che l'aereo arrivava tardi Hotel Arias Aeropuerto (1 notte)
- Santillana del Mar: Hotel Museo Los Infantes (2 notti)
- Ribadesella: Hotel el Jardin de Eugenia (2 notti)
- Oviedo: Hotel NH Oviedo Principado (2 notti)
- Barreiros: Hotel Balcon de San Bartolo (2 notti)
- Santiago del Monte: Hotel Arias Aeropuerto (1 notte)
Tutti gli hotel prenotati anticipatamente come pure la macchina.
Il volo da Bergamo Orio al Serio ad Asturie con Volotea è andato bene, solo una riprogrammazione della partenza, in andata, che veniva spostata di una decina di minuti ma per il resto sono stati puntuali.




































































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